BRANCO DI SCUOLA

Una semplice storia di bullismo.


Scheda didattica

Narrazione teatrale tratta dal racconto “A trecento KM all’ora” - Edizioni Alberto Colonnetti
di e con Guido Castiglia
luci e fonica Dana Forte e Marina Giacometto
Musiche di Richard David James
Distribuzione Claudia Casella

Trama
Un attore al centro dello spazio scenico.
Una sedia con rotelle in grado di navigare in uno spazio vuoto da riempire con l’immaginazione.
Una dimensione narrativa intima che racconta una storia.
Una narrazione che nasce dall’efficacia comunicativa della teatralità, dall’uso della voce e della gestualità.
Capitoli che diventano scene.
Situazioni narrate che prendono forma nelle caratterizzazioni teatrali e acquistano leggerezza attraverso l’irrinunciabile ironia.
È la storia di un fratello e una sorella che, in maniera diversa, sono stretti nella morsa del bullismo reale e discriminante, che vede nel più debole una preda da aggredire, un bullismo costante e latente e, a volte, apparentemente innocuo ma psicologicamente devastante.
Il racconto, come indica il sottotitolo “una semplice storia di bullismo”, non riconduce a fatti clamorosi di spettacolari vandalismi, né di violenze degne di stuntmen cinematografici.
La storia narra, con un linguaggio contemporaneo ironico e, a tratti comico, di un tradimento intimo e di un disagio crescente, perpetrato, in modo costante e latente, tra i ragazzi di un liceo.
Fatti che, lontani dai clamori del richiamo mediatico, minano, in primis, la dignità umana.

Temi prevalenti
La miscela tra vecchi pregiudizi e i nuovi modelli comportamentali fondati sulla prevaricazione e l’ostentazione della bellezza fisica convenzionale (televisiva), sta incrementando e inasprendo un fenomeno da sempre presente nella società: il bullismo, un fenomeno che, con le prerogative acquisite in quest’ultimo decennio intacca il tessuto sociale; una metastasi che avanza incrementando una “cultura al contrario” dove le differenze di genere si trasformano in “luoghi mentali” di scontro e violenza, interponendo così intralcio allo sviluppo civile di pari opportunità per tutti. La trama e lo sviluppo della drammaturgia nascono e prendono forma nell’ambito di un accurato approfondimento di questo ragionamento.

Tecniche e linguaggi teatrali utilizzati
Noi crediamo che il pubblico, soprattutto giovane, abbia bisogno di assistere ad esperienze teatrali che rivalorizzino il senso della “narrazione corpo a corpo”, una teatralità ravvicinata dove la gestualità e la parola avvolgano lo spettatore in un rituale dal gusto “sacro e straordinario”.
Per “sacro” intendiamo la sacralità del momento narrativo, dove le parole acquistano peso, colore e sapore, insieme alle significanti pause e ai significativi respiri.
Per straordinario intendiamo un momento unico, uno spazio temporale interamente dedicato.
In una società, la nostra, dove le parole sono sprecate, spesso false, cancellate e distrutte nel loro significato, crediamo sia utile riappropriarsi di un teatro essenziale e soprattutto lontano dalle ridondanti spettacolarizzazioni televisive.

Metodo di lavoro
Per la nostra compagnia, che nei giovani e nell’infanzia ha individuato il suo pubblico, fare teatro significa mettersi in relazione con il pubblico al quale si rivolge, contaminarsi con il suo immaginario, coglierne la poeticità e rielaborare, attraverso il linguaggio e lo stile teatrale peculiare della nostra poetica, una “restituzione” comunicativa ed espressiva contenente, sotto forma di metafora narrativa, temi, sogni ed eventuali problematiche dell’infanzia o dell’adolescenza.
Dal 2004 lavorando intorno al fenomeno del bullismo, abbiamo avuto l’opportunità di analizzare il fenomeno insieme ad esperti qualificati, ma soprattutto abbiamo realizzato laboratori sull’educazione alla legalità con bambini delle scuole primarie e con i ragazzi delle scuole secondarie, approfondendo il tema attraverso il loro sguardo peculiare.
In questo percorso abbiamo scoperto universi differenziati: disagi non espressi e dinamiche violente latenti, fatte di piccoli soprusi, di prevaricazioni camuffate da scherzi e una galassia di sofferenze interiori non dichiarate, ancor più pericolose perché taciute. Il lavoro di laboratorio con i ragazzi delle scuole secondarie è stato fondamentale per la scelta e l’orientamento del tema affrontato ed ha indotto Guido Castiglia alla scrittura del racconto “A trecento KM all’ora”, pubblicato nel 2008 dalla Fondazione A. Colonnetti. Il libro è nato dalle suggestioni emerse da tre classi di ragazzi tra i 12 e i 14 anni che, con sorpresa, non hanno voluto mettere in evidenza il bullismo efferato echeggiato dai media, fatto di aggressività evidente, di violenza eclatante, ma hanno voluto sottolineare il bullismo celato, sconosciuto agli occhi degli adulti, il bullismo che aggredisce psicologicamente e mina gli affetti e il valore dell’amicizia.
Le suggestioni sono state riassunte in forma narrativa sono state in seguito sintetizzate teatralmente in “Branco di scuola, una semplice storia di bullismo”.

Fascia d'età: dagli 11 anni

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